Raccontare storie di vita

Raccontare è una costante umana: condividere storie, esperienze e pezzi di vita con altre persone è uno degli atti più spontanei e immediati che ciascuno di noi compie ogni giorno. Si raccontano storie e fiabe ai bambini, e proprio loro, appena iniziano a parlare, scoprono che la vita può essere narrata. Dapprima con poche parole, poi con frasi che contengono il loro mondo, un piccolo grande universo. books11 copia
Poi arriva l’adolescenza, età sospesa fra l’infanzia e l’età adulta, e il raccontare diventa sfogo, richiesta di attenzione, bisogno di affermazione. Si scrivono diari segreti e si scambiano miriadi di messaggi sui social comunicando frammenti del quotidiano.
Arriva un momento nell’età adulta in cui si avverte il bisogno di scrivere di sé e il desiderio di lasciare una traccia, una testimonianza di noi che rimanga nel tempo per le persone che ci sono accanto o ci seguiranno. Spesso la scrittura è bloccata dal pensiero di non aver nulla di speciale da raccontare o di non essere capaci a farlo o che a nessuno interessi il nostro racconto. Eppure ogni storia merita di essere raccontata, perché scrivere consente di riannodare i fili e recuperare i significati dei vissuti. Questo è particolarmente vero nei momenti di sofferenza e di dolore, perché  il racconto diviene un atto catartico utile a prendere le distanze dalle emozioni e a elaborare il passato.
Scrivere del proprio passato è un invito a vivere e a tracciare nuovi percorsi
e a questo fine può essere utile  partecipare a dei laboratori di accompagnamento all’autoscrittura. Tra le offerte formative in questa direzione spicca l’attività di Memoràmia, un pool di professionisti che organizza laboratori di gruppo dove si può imparare a scrivere la propria storia .

Un pensiero su “Raccontare storie di vita

  1. Vivevamo nel grande alloggio mansardato, tutti insieme. Lui preferiva la mansarda col suo terrazzo panoramico: una scelta assennata. Ma gli anni passarono. Da vecchio, salire e scendere per la stretta scala a chiocciola, gli era diventato gravoso e poi impossibile: si rassegnò a vivere di sotto.
    Ma un giorno si ribellò. Senza aiuto salì per la scaletta, sostò qualche tempo di sopra, scese e morì. Forse si era preso il tempo per ripercorrere i ricordi della sua lunga vita, il mio amato bulldog .

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