Su di noi

Non c’è vita che
almeno per un attimo
non sia immortale.
(W. Szymborska)
 
cerimonieri

L’idea è di individuare nuovi percorsi e di indagare su territori inesplorati aprendo i cancelli al cimitero virtuale, inteso come spazio della condivisione del ricordo per dare senso al presente e non perdere la testimonianza di chi ci ha preceduto. Condividere in internet il ricordo significa modificare la rete relazionale in cui però, per quanto trasformata, la presenza dell’altro viene mantenuta “viva”.
Abbiamo creato questo blog per indagare, e per capire, se e come ci si può preparare al “viaggio” ma, soprattutto, cosa lasciare a chi rimane.
Ci rivolgiamo non soltanto a chi ha scelto la strada della cremazione ma a coloro che sono disponibili a discutere, a ragionare e ad approfondire temi che, per paura, abitudine o semplice noncuranza, troppo spesso vengono evitati o taciuti.
Con il blog intendiamo occuparci di temi inerenti alla morte e al morire, al lutto, alla sua elaborazione, agli usi e ai costumi funerari, alle diverse realtà cimiteriali, al cambiamento culturale e sociale nelle forme di gestione della morte. Per confrontarci con le più autentiche espressioni dell’umano sentire e continuare il viaggio iniziato nel 1995 con la rivista Confini, abbiamo bisogno della partecipazione attiva di tutti voi lettori e auspichiamo che ci mandiate i vostri commenti, le vostre riflessioni, i vostri suggerimenti.
Grazie a tutti gli “esploratori” che vorranno accompagnarci.

Redazione SOCREM Torino

3 pensieri su “Su di noi

  1. Che cos’è il ricordo?
    Domanda alla quale si può rispondere: è storia.
    In effetti se mi chiedo cosa avvenne nel 1492 la risposta immediata è ‘la scoperta dell’America’ oppure chi morì il 5 maggio la risposta è ‘Napoleone Bonaparte’.
    Quindi il ricordo è storia. Storia del nostro passato che ritorna alla nostra mente che si insinua nei nostri cuori nei nostri più intimi sentimenti sotto forma di ricordo. Ricordo di una vita passata; quel ‘carpe diem’ (attimo di vita) che non può più ritornare. Memoria che porta al ricordo. Ricordo della vita passata. Ricordo delle persone care.
    Una domanda mi sono posto: come posso tramandare il mio passato?
    Scrivendo la propria storia lasciando così ai nostri figli una traccia del nostro passato, di quelle che furono le nostre aspettative di un’ Italia uscita dalla guerra, i nostri sogni, le nostre aspirazioni. Per i nostri cari che non sono più presenti plaudo all’iniziativa della SOCREM di Torino di concedere uno spazio virtuale alla loro memoria tramite fotografie e scritti. Personalmente ho usufruito di questo spazio virtuale. Esso mi ha permesso di ricordare mio padre scrivendo una lettera dopo 63 anni. Lettera molto sofferta che, nello scrivere, ha aperto quelle ferite fatte del “perché io non ho potuto averlo vicino nella mia vita?”. Come per mio padre così è stato per mia madre e non ultimo in ordine di tempo per mia moglie. La domanda del lettore potrebbe essere: “Perché ha scritto queste cose?” Perché il ricordo è storia. Storia di una vita. Storia semplice e pur complessa fatta di rapporti fra persone. Storia che appartiene a ciascuno di noi.
    Storia propria che diventa Ricordo

  2. Il bellissimo contributo del Sig. Claudio Poloni a mio parere ha il merito di proporre le giuste domande riguardo a quello che il lutto in tutti provoca, scatena, infligge. Cos’è il passato? Cos’è il ricordo, la memoria, il lascito? Che rapporto c’è tra storia e memoria?
    Il passato che inseguiamo con i nostri ricordi e che ancora ci insegue con le sue ferite. Il passato che ci sottrae al tempo presente e ci restituisce “l’anima” del nostro vivere ogni volta che l’abbiamo perduta. Propongo alcune citazioni letterarie che possono contribuire
    ad un percorso di ricerca:

    “Il passato è come un laccio
    che stringe la gola della mia mente…”
    (A.Merini – Il mio passato)

    “Parlare del passato è bello
    perchè è inutile…”
    (F.Pessoa – Il marinaio)

    “Trema il ricordo nel ricolmo secchio,
    nel puro cerchio un’immagine ride.
    Accosto il volto a evanescenti labbri:
    si deforma il passato, si fa vecchio,
    appartiene ad un altro…”
    (E.Montale – Cigola la carrucola nel pozzo)

    “Abbiamo corso troppo in fretta, ora permettiamo
    alle nostre anime di raggiungerci…”
    (M.Ende – La storia infinita)

    c. giraudo

  3. Sulla morte

    Mi permetto, in punta dei piedi esprimere il mio pensiero sull’argomento, avvalendomi delle prime 4 righe della poesia “La Madre” che Ungaretti scrisse a seguito della perdita della propria madre.
    “ E il cuore quando d’un ultimo battito/avrà fatto cadere il muro d’ombra,/ per condurmi,Madre, sino al Signore/come una volta mi darai la mano”
    Queste righe racchiudono, nel mio pensare, l’essenza della vita. Vita che è morte. Morte che da la vita.
    Egli pone il cuore al centro del rapporto vita/morte.
    Organo primo della vita.
    Organo ove, noi viventi, deponiamo i nostri sentimenti, i nostri ricordi.
    Organo che scandisce il trascorrere della vita.
    Organo che si apre, come raggi di sole fra le nubi, alla gioia della vita.
    Organo che con il suo ultimo battito “avrà fatto cadere il muro d’ombra” ci permetterà di rivedere le persone da noi amate: Grande speranza!
    Ogni persona credente o non, atea o agnostica ha, nel cuor suo in un angolo remoto, questo sogno.
    Desiderio di rivedere i propri genitori, i propri figli, la propria sposa o sposo. Spes insita in noi.
    Desiderio o sogno che ciascuno ha!
    Quella mano, che Ungaretti chiede a sua madre nell’attraversare il “muro d’ombra”, non è forse quella stessa mano che noi uomini la chiedevamo ai nostri genitori? Mano che ci ha aiutato a camminare, mano amica, mano amorosa e premurosa, mano che ci ha protetto.
    Quando il cuore sarà giunto all’ultimo suo battito noi chiederemo quella mano, nell’attraversare quel “muro d’ombra”, sicuri che essa sarà la nostra amica. Mano d’amore.
    Un sogno? Una speranza? Un credo?
    Non lo so!
    Lascio a Voi lettori al Vostro sogno, alla Vostra speranza, al Vostro Credo.

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